Una tradizione profondamente radicata in Altopiano

Il faggio è da secoli la principale fonte di legna da ardere per le abitazioni dell’Altopiano dei Sette Comuni. Il suo legno, duro e resistente, è stato utilizzato per costruire case, mobili e attrezzi. La pratica del ceduo, ovvero il taglio periodico del faggio, ha contribuito a creare un paesaggio unico, con boschi aperti e luminosi, dove il faggio cresce rigoglioso.

Il faggio e il lavoro del fagaro, boscaiolo esperto, sono parte integrante dell’identità dell’Altopiano. Sono un simbolo di una cultura montana legata alla terra e alle sue risorse.

Fagaro, intima conoscenza della natura

Quando in Altopiano si parla di fagaro, si fa riferimento sia all’albero che al lavoratore che se ne occupa. La figura del fagaro è legata a usanze, tradizioni e feste che celebrano il legame tra l’uomo e la natura. Oltre alla maestria nel taglio degli alberi, il fagaro possiede una profonda conoscenza dei boschi e dei loro cicli. Sa riconoscere le migliori piante, i periodi più adatti per il taglio e le diverse qualità del legno.

Arte, ma anche – e soprattutto – Patrimonio collettivo

Nei Comuni dell’antica Spettabile Reggenza vigeva un regime di gestione collettiva della terra amministrato dalle vicinie. Trovava le sue radici sul principio che il patrimonio agro-silvo-pastorale dei Comuni era proprietà della gente del posto e, pertanto, inalienabile, indivisibile, inusucapibile.

Poiché le genti altopianesi vivevano prevalentemente di pastorizia e attività legate all’esbosco, per queste attività era di fondamentale importanza evitare la frammentazione e consentire il pieno godimento del territorio, senza vincoli. A seguito della riforma napoleonica venne sancito con il “Decreto Vicereale del 1806” il passaggio alle amministrazioni comunali la gestione di tutti i beni collettivi.

Boschi, tesoro prezioso

Il legame tra le comunità dell’Altopiano e il bosco è antichissimo e profondo. Il legno è stato – ed è ancora – una risorsa indispensabile per la sopravvivenza: dal riscaldamento alla preparazione dei cibi, dalla costruzione di case alla trasformazione in carbone. Con il “Patto di Dedizione” dei Sette Comuni alla Serenissima Repubblica di Venezia, dopo il 1405 l’importanza del bosco crebbe ulteriormente, alimentando gli arsenali della Serenissima.

Già nel XVI secolo la Repubblica di Venezia introdusse una normativa per la gestione sostenibile delle foreste, con l’obiettivo di prevenire l’erosione del suolo e garantire un approvvigionamento costante di legname. Questa saggia politica ha lasciato un’eredità importante: ancora oggi la gestione collettiva dei boschi rappresenta una componente fondamentale dell’economia locale.

La partita di faggio

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La pratica della distribuzione del legname di faggio tra le famiglie rappresenta una tradizione consolidata qui in Altopiano. La partita di faggio (circa 20 quintali) viene chiamata “bolletta”. Ogni anno le guardie forestali individuano le piante di faggio (fagaro) da abbattere e da distribuire alle famiglie della comunità che ne fanno richiesta. A sorteggio ogni famiglia è destinataria di una porzione di bosco da abbattere e può provvedere con i propri mezzi all’abbattimento delle piante contrassegnate dalle guardie. Se si è fortunati si può trovare la propria bolletta comoda vicino alla strada, in molti altri casi è davvero “impegnativo” andarsela a prendere in mezzo al bosco. Oltre all’abbattimento, ogni famiglia può poi trasportare il legname fuori dal bosco, accatastarlo per poi portarlo a casa ancora in stanga. La pratica del trasporto delle stanghe di faggio fuori dal bosco viene detta “strossare el fagaro”.

In passato, il trasporto del legname era un’attività faticosa e pericolosa, svolta con l’ausilio di cavalli e di abili boscaioli. Oggi, l’utilizzo di trattori e l’affidamento a ditte specializzate hanno semplificato notevolmente queste operazioni. Una volta portata a casa “far su un bel legnaro” fa parte dell’immaginario e della cultura altopianese. Si dice che accatastare per bene la legna e farla asciugare in tempo promette un inverno al sicuro e al caldo.

Perché il faggio è una buona scelta per la legna da ardere?

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Perché il suo legno duro ha un alto potere calorifico. Produce un calore intenso e duraturo, brucia con una fiamma pulita, lentamente, mantenendo il fuoco acceso a lungo, e produce poco fumo. Ideale per i lunghi inverni.

[appunti a cura di Antonio Busellato, foto di A. Busellato e di Stéphane Juban su Unsplash ]

 

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