Intervista alla textile designer

Ricordate quando vi abbiamo parlato della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia”, in programma al Museo Le Carceri di Asiago fino al 22 giugno 2025?

Tra i manufatti esposti, vi raccontavamo, campeggia con orgoglio anche “La coperta del pastore”, arazzo tessuto a telaio a mano con lane locali e lana di pecore di razza “Foza” allevate proprio da noi, e realizzata dall’Atelier tessile Cristina Busnelli di Bassano del Grappa.

Cristina Busnelli arazzo

E allora non potevamo non intervistare lei, Cristina, per farci raccontare la sua passione – che è anche la nostra – per questo materiale naturale così “vero”.

Cristina, potresti raccontarci come è nata la tua passione per la tessitura e il textile design? Qual è stato il percorso che ti ha portata a fondare l’Atelier tessile Cristina Busnelli?

mani sarta

Ho sempre desiderato, fin da bambina, fare una professione in qualche modo legata all’arte. Mi sono diplomata in Industrial design a Milano. Vengo da una famiglia legata in vario modo alla tessitura e poi ho imparato da mia zia Renata Bonfanti, nel suo laboratorio. La Tessitura coniuga il tutto. Ho iniziato con gli arazzi e le mostre, in Italia e all’estero. Poi ho continuato a progettare ed eseguire (sempre pezzi unici) per l’arredo, l’abbigliamento, gioielli tessili e paramenti liturgici. È in quel momento che ho iniziato a desiderare uno spazio dove esporli e lavorare. Il contatto con le persone è importante, perché è uno specchio di quello che realizziamo. Ho fondato così il mio Atelier a Bassano del Grappa come luogo aperto, fecondo, dove si lavora e si parla di… tessitura e non solo.

A proposito di Bassano e di luogo in cui vivi… Il tuo lavoro si caratterizza spesso per l’uso di fibre locali e di materiali naturali. Quanto è importante per te il legame con il territorio e la sostenibilità nella tua arte?

trama

Il territorio è, per ciascuno di noi, una sorta di “culla” entro la quale cresciamo e con cui facciamo i conti. È il punto da cui partiamo, anche se poi il nostro sguardo abbraccia il mondo intero. Io racconto spesso, nei miei arazzi, il territorio e le sue storie. Gli arazzi sono il mio modo di scrivere. E in questa logica si inserisce la sostenibilità, che non è altro che riconoscere valore ad un determinato ambiente, voler bene e volere il bene di un territorio. Averne cura e non sprecare. Anche un filo. Nasce dal lavoro di altri. Se poi conosco chi lo ha realizzato ne ho ancora più rispetto.

Come dimostra il caso de “La coperta del pastore”, un pezzo della mostra “Lanam Fecit” al Museo Le Carceri di Asiago. Un arazzo tessuto a telaio a mano con lane locali e lana di pecore di razza “Foza” allevate proprio da Malga Col del Vento. Potresti raccontarci come è nata l’idea per quest’opera e quale storia volevi raccontare attraverso di essa?

la coperta del pastore

Conosco da qualche anno la lana della pecora Foza. Quando Francesca Rodeghiero, che tra le altre cose si occupa da anni della lana della pecora Foza e della paglia di Marostica, mi ha portato la lana, ho deciso subito di farne un arazzo per scrivere una storia con il filo. Ero rimasta colpita dai racconti della dura vita dei pastori e volevo rendere loro un omaggio.

Nell’arazzo si vedono, stilizzati, i verdi pascoli e le preziose pozze d’acqua d’alpeggio. Sullo sfondo, le case lontane pensate con nostalgia. Le pecore, con il loro soffice vello, si alzano in cielo e sembrano nuvole. Anzi, le nuvole sembrano pecore. Sono i sogni dei pastori? Chissà.

la coperta del pastore dettaglio

Ho realizzato una coperta, perché è un oggetto che ripara quando non c’è una casa e, allo stesso tempo, fa casa…

Quanto tempo hai impiegato per realizzarla e quali tecniche specifiche hai utilizzato per “darle vita”?

tessere

Per tessere, ho impiegato dei giorni, trama dopo trama, con tecniche tessili tradizionali un po’ rivisitate.

Ma quali sono le caratteristiche uniche della lana di pecora “Foza” che l’hanno resa adatta al tuo progetto? Ci sono state sfide particolari nella lavorazione di questa fibra?

La lana mi è piaciuta subito al tatto e alla vista, e per la sua storia. E piace a tutti quelli che vengono a conoscerla qui in atelier. Ho utilizzato filati di grossezze diverse per aumentare l’effetto tridimensionale e l’effetto tattile. Con questa lana, in particolare, ho cercato di seguirne le caratteristiche, adattando il disegno a lei. Quindi, prima ho cercato di “conoscerla”.

Visto il tuo forte legame con le fibre naturali e la sostenibilità, come vedi il futuro della tessitura artigianale e del suo ruolo nella valorizzazione delle risorse locali, come la lana delle nostre montagne?

tessuto al vento

Io vedo un futuro se queste attività non vengono narrate come una fotocopia sbiadita del passato, se non lasciamo che ci considerino come esemplare in via di estinzione, ma se facciamo in modo che vengano riconosciute la bellezza e la peculiarità delle nostre attività, sia che tessiamo, sia che produciamo il filo. Io, ad esempio, non faccio concorrenza all’industria, ma realizzo a mano quello che il telaio meccanico non sa fare.

A quali altri progetti stai lavorando?

gioielli

Sto lavorando a diversi progetti assieme, mostre o lavori ordinati. Quindi arazzi, paramenti sacri e gioielli tessili, per ora. Poi abbigliamento e altro.

Che rapporto hai con Stefano e Roberta di Malga Col del Vento?

gomitoli di lana

Ci conosciamo poco, ma le lane di Stefano sono famose. Le ho anche “presentate” ad un piccolo gruppo di bambini di una scuola di quelle zone.

Potresti fare un saluto a tutti i lettori e le lettrici del blog della Malga?

Cari lettori, ho cercato di raccontarvi il mio lavoro, che è anche la mia passione. Se avete voglia di conoscere qualcosa in più o vedere i telai all’ opera, venire a trovarmi. Ovviamente dopo essere stati da Stefano e Roberta! Vi aspetto.

 

Foto di Cristina Busnelli, Gianfranco Mocellin, Peter Elovich, Benedetta Forlin, Enrica Pontin, Margherita Grotto

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