Di alberi, boschi e natura

Circondati da prati, alberi, boschi non potevamo non eleggere a nostra opera “suprema” l‘”Arboreto salvatico” di Mario Rigoni Stern. Nell’opera pubblicata nel 1984 il nostro amato scrittore delle montagne trae ispirazione – come spesso fa – dalla sua vita, dalle sue esperienze personali e dai luoghi in cui vive.

Il libro piú poetico e insieme piú scientifico… Un libro luminoso e misterioso.
Paolo Cognetti

libro Rigoni Stern

L’intuizione dietro “L’arboreto salvatico” è facilmente collegabile alla profonda connessione dell’autore con la natura e alla sua preoccupazione per l’ambiente. Il romanzo esplora, infatti, temi legati alla relazione tra l’uomo e Madre Terra, alla fragilità degli ecosistemi, e alla necessità di preservare la biodiversità. Rigoni Stern – attraverso una profonda riflessione sulle complesse dinamiche tra l’uomo e l’ambiente circostante – omaggia “il popolo degli alberi” (cit. Gadda), di immensa dignità.

arboreto salvatico

Un albero per capitolo

Ogni albero un capitolo. 20 alberi, 20 capitoli. L'”arboreto salvatico” di Mario Rigoni Stern tratta vari tipi di alberi che popolano l’area descritta nel romanzo. L’autore si concentra sulla descrizione dettagliata di diverse specie arboree e sulla loro importanza nell’ecosistema circostante. Non andremo a trattarli tutti e 20, vi lasciamo la curiosità di andare ad acquistare o prendere in prestito in biblioteca il libro per approfondire quello che è, a tutti gli effetti, un trattato spirituale e, al contempo, scientifico della natura.

Ma vi diamo comunque idea della profondità che si può incontrare al suo interno proponendovi quattro alberi e quattro passaggi che abbiamo particolarmente amato.

indice

Il larice

L’albero di cui sono ricche le nostre montagne, è “specie d’avanguardia e lo si riscontra quando spontaneamente occupa terreni denudati per frane, o alluvioni, o fratte rase: ogni terreno smosso, purché asciutto, è buono per attecchire”. “Da sempre è servito agli uomini delle montagne per costruire capanne e case”. “Nell’acqua è immarcescibile”.

Il larice, noto per la sua capacità di crescere in condizioni difficili e in ambienti montani rigidi, ci ricorda di coltivare la forza interiore, la resilienza e la capacità di adattamento. Dal larice possiamo imparare a persistere anche nelle situazioni più ostili, a crescere nonostante le avversità.

Il pino

Accanto al larice, il pino (cembro, o cirmolo) è tra gli alberi più belli delle nostre Alpi.

“Albero di primaria grandezza, il pino silvestre può arrivare a quaranta metri e oltre; […] è molto longevo e può passare i cinque secoli di vita”. “Sopporta molto bene freddo e siccità ed è anche specie pioniera nei terreni degradati”. “Il pino cembro è socievole e sempreverde”.

Il pino, con la sua longevità, la sua resistenza e la sua stabilità, ci insegna a persistere e adattarci alle sfide della vita, ci ricorda l’importanza di avere prospettive a lungo termine e di accumulare e custodire saggezza nel corso della vita. Nel suo essere “socievole” ci ammaestra nella generosità e nel sostegno verso gli altri.

Il faggio

“Il Fagus silvatica L. è albero socievole ed è dotato di facoltà pollonifera, ossia dopo essere stato reciso rigenera dalla base”. “Le radici del faggio sono ben sviluppate e ben radicate. Qualche volta, da noi, avvolgono i sassi, penetrano tra gli interstizi della roccia, si sprofondano a cercare la vita dove il tempo ha fatto l’humus con l’aiuto delle specie pioniere”. “Preferisce i terreni sciolti, permeabili e freschi, e per le sue qualità di crearsi le condizioni vitali, il terreno della faggeta è uno tra i più fertili. Il faggio si costruisce e conserva la foresta!”.

Il faggio, con la sua eleganza, la sua presenza distintiva nei boschi e la capacità di formare comunità solide e connesse, ci trasmette l’importanza del sostegno reciproco, dell’unità e della collaborazione. Dalla sua maestosità apprendiamo la necessità di ricercare continuamente un equilibrio tra forza interiore e grazia.

albero e cielo

L’acero

L’albero con il legno tra i più pregiati, è il perfetto nutrimento per le api. “[…] e quando il carro passava sotto un arco ombroso di aceri, ci sembrava cosa ardita alzarci in piedi sul fieno traballante per strappare le disàmare dai rami che poi, giunti a casa, lanciavamo dall’alto del poggiolo verso il cortile per vederle vorticare nell’aria. Noi, le disàmare, le chiamavamo «eliche»”.

L’acero, conosciuto per la linfa zuccherina che produce, utilizzata per fare sciroppo d’acero e conferire nutrimento, ci ricorda di mettere i nostri talenti a disposizione degli altri. I rami forti che possono piegarsi senza spezzarsi ci raccomandano di essere forti, ma anche flessibili in ogni situazione.

L’arboreto salvatico ad Asiago

A maggio 2022 è iniziata la piantumazione degli alberi che si incontrano all’interno dell’opera di Rigoni Stern al Parco Millepini di Asiago. Dopo i danni procurati dalla tempesta Vaia sono state messe a dimora 62 specie diverse, sia autoctone che provenienti da aree montane estere, ma che ad Asiago trovano le condizioni ideali per crescere.

In particolare, nella zona destra del parco si è andati a ricostruire l’Arboreto Salvatico, grazie anche alla preziosa supervisione di uno dei figli dello scrittore, Giambattista Rigoni Stern. E così il libro si fa vivo, reale e… naturale.

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