22 e 23 maggio 2026: due giorni a Malga Col del Vento per riscoprire il legame tra uomo, natura e territorio
Il 22 e 23 maggio Malga Col del Vento ospita due giornate dedicate alla biodiversità, nate dalla collaborazione con Comunità del cibo le Terre dei Carraresi e delle città Murate e sviluppate attraverso un’associazione temporanea che unisce scuole, associazioni di categoria e realtà locali. Un progetto condiviso che mette al centro la valorizzazione della biodiversità, animale e vegetale, come chiave per il futuro dei territori.
Ne parliamo con Stefano Cremasco, referente di Terre dei Carraresi, e con il dott. Alberto Sartori, allevatore custode impegnato nella tutela della biodiversità e nella conservazione dei saperi tradizionali.
Il nostro Stefano Sartori di Malga Col del Vento con Stefano Cremasco, referente di Terre dei Carraresi
Quando si parla di biodiversità, spesso si pensa solo a piante e animali rari. Secondo voi, in territori come l’Altopiano e la pedemontana vicentina, quali forme di biodiversità stiamo rischiando di perdere senza rendercene conto?
Come detto giustamente, la biodiversità interessa piante ed animali, ma non necessariamente rari. Un territorio è dotato da secoli di un patrimonio naturale adattato a quello specifico ambiente, plasmato nel tempo da eventi naturali e purtroppo oggi anche dall’intervento dell’uomo.
Mentre i cambiamenti naturali, sempre esistiti, sono molto lenti, quelli provocati dall’uomo sono molto rapidi, pensiamo ai cambiamenti climatici. Quindi se devo rispondere a quali forme di biodiversità stiamo rischiando di perdere nei territori dell’Altipiano e della Pedemontana Vicentina sono sicuramente tutte quelle specie vegetali e animali naturali ma anche coltivate ed allevate messe a rischio dai cambiamenti climatici e dall’intervento diretto dell’uomo che, per motivi sociali o economici, ha abbandonato specie che nel tempo avevano saputo adattarsi ad ambienti così variegati quale i territori in questione. Quelle stesse specie che hanno contribuito allo sviluppo delle comunità montane che vi hanno abitato e vi abitano attualmente.
Aggiungerei che nella biodiversità entreranno anche specie vegetali e animali che nel frattempo sono arrivate in questi territori per adattamento ai cambiamenti climatici.
La pecora Foza è un esempio concreto di razza legata al territorio. Quanto conta salvare le razze autoctone per ragioni culturali, ma anche per il futuro dell’agricoltura e dell’ambiente?
La pecora di razza Foza è legata ad un territorio specifico, ma abituata a transumare e quindi ad adattarsi, ed è l’esempio di una specie animale che è cresciuta con lo sviluppo socio-economico della comunità montana. Se oggi non esistono più quelle condizioni economiche che hanno favorito la ricchezza dei territori, permangono però delle ragioni culturali, ovvero la memoria storica di come è cresciuto un territorio.
Ancora, le caratteristiche di adattabilità e di produttività della Pecora di Foza che, opportunamente valorizzate, incideranno sullo sviluppo agricolo ed economico, ma in particolare sulla convivenza uomo, animali e ambiente, pilastri fondamentali della nuova visione della Salute globale (One Health).
Nei paesi e nelle contrade di montagna ci sono ancora tante conoscenze antiche legate ai pascoli, alle erbe spontanee, agli animali e ai cicli naturali. Quanto è importante raccogliere e tramandare questo sapere?
Vorrei rispondere a questa domanda ritornando sul concetto di Salute globale.
La convivenza, in ambito montano, tra piante, animali e uomo è dovuta alla perfetta conoscenza del territorio in un conteso di ambiente naturale al quale l’uomo si è adattato. Disconoscere queste conoscenze, ma specialmente non applicarle, ha portato ad una accelerazione dei cambiamenti degli stili di vita dell’uomo a volte anche in senso negativo e l’alterazione del clima, in termini di Salute globale, ne è un esempio.
Raccogliere invece questi saperi, applicarli con l’ausilio delle nuove tecnologie, che ne valorizzano le conoscenze, può far ritornare a quella sana convivenza tra uomo e Ambiente che è alla base della salute psico fisica della specie umana.
Se doveste accompagnare una persona in un luogo del territorio veneto che racconta bene il rapporto tra uomo, agricoltura e biodiversità, quale scegliereste e perché?
Credo che il territorio della Magnifica Comunità dei sette Comuni e della Pedemontana veneta ne sia un esempio concreto. Territori nei quali la convivenza dell’uomo con l’Ambiente naturale, è garantita in virtù del ricordo e applicazione di antichi saperi, frutto di osservazioni e applicazioni di buon senso.
La tecnologia può solamente che aiutare questa sana convivenza, anche nel senso di uno sviluppo economico e sociale prospero.
Secondo voi, quali sono gli errori più grandi che rischiamo di fare oggi nel modo in cui produciamo e consumiamo cibo?
L’errore più grande che possiamo fare è uniformarci ad un unico modo di produrre e a poche specie vegetali e animali.
Dobbiamo “coltivare” la biodiversità, non relegarla a semplice “museo” delle cose passate. La biodiversità è il frutto di adattamenti lenti ma continui, è come navigare su un mare, che pur “mosso”, si è in grado di governare e affrontare le tempeste. Il nostro modo di consumare cibo deve andare oltre la “conformità”.
La variabilità ha permesso all’uomo di sopravvivere alle carestie “storiche”, ma gli permetterà di sopravvivere alle “nuove” allergie da alimenti “monoclonali”.
Guardando ai prossimi dieci anni, quali segnali vi fanno essere ottimisti sul futuro della biodiversità nei nostri territori e quali invece vi preoccupano di più?
La consapevolezza che i cambiamenti climatici sono stati causati dall’uomo e dal suo sviluppo frenetico ha fatto maturare l’idea nella popolazione che bisogna volgere lo sguardo al passato. Senza dimenticare la tecnologia, che può solo aiutare l’uomo, ma riscoprendo tutto ciò che ha fatto crescere l’uomo, in termini di salute e benessere.
La biodiversità animale e vegetale sarà alla base della nuova idea di sviluppo dell’uomo.
Quello che invece mi preoccupa di più è la “cesura” tra le attuali generazioni che hanno poco compreso questo dato di fatto. Sarà compito nostro raccogliere le informazioni passate, elaborale e trasmetterle a chi ci seguirà.



