Sabato 16 maggio 2026 si rinnova uno degli appuntamenti più sentiti dell’Altopiano, con un lungo percorso di 33 chilometri per sentieri, boschi e luoghi simbolici
C’è un momento, sull’Altopiano di Asiago, in cui il silenzio dell’alba lascia spazio ai passi, alle preghiere e al suono delle campane. È il momento della Grande Rogazione, una delle tradizioni più antiche e sentite della comunità locale, che anche nel 2026 si rinnoverà sabato 16 maggio, con partenza alle ore 6.00 dal Duomo di Asiago.
Per gli abitanti dell’Altopiano rappresenta un appuntamento che si tramanda da generazioni e che continua a coinvolgere persone di ogni età. Il percorso attraversa luoghi simbolici del territorio e conserva un forte valore di memoria collettiva. Non a caso viene chiamato anche “Giro del Mondo”: un percorso di circa 33 chilometri che si snoda lungo il territorio parrocchiale di Asiago, attraversando sentieri, pascoli, boschi e contrade.
Una tradizione che attraversa i secoli
Le origini della Rogazione risalgono a tempi antichi, quando la processione aveva una funzione propiziatoria e veniva organizzata per chiedere un buon raccolto e protezione per i campi. Nel corso del Seicento, però, il significato della celebrazione cambiò profondamente.
Dopo una grave epidemia di peste che colpì il territorio, la popolazione dell’Altopiano trasformò la Rogazione in un rito di ringraziamento per essere sopravvissuta alla malattia. Da allora, anno dopo anno, il cammino è rimasto quasi immutato, custodendo gesti, regole e simboli che ancora oggi vengono rispettati.
Uno dei più significativi riguarda il Crocefisso che apre la processione: nessuno può superarlo e nessuno può voltargli le spalle tornando indietro. È un segno di rispetto, ma anche il simbolo di un cammino condiviso che si percorre insieme, dall’inizio alla fine.
Il percorso della Grande Rogazione
La giornata inizia molto presto, quando i partecipanti si ritrovano davanti al Duomo di Asiago prima delle prime luci del mattino. Da qui il gruppo parte in direzione del Lazzaretto, dove si svolge la prima tappa importante della giornata con la celebrazione della Santa Messa officiata dai parroci dei Sette Comuni.
Dopo la funzione, il cammino prosegue lentamente tra soste, incontri e momenti di convivialità. Al Lazzaretto è tradizione fermarsi per uno spuntino al sacco e per uno dei rituali più caratteristici della giornata: le ragazze donano ai ragazzi le tipiche uova sode decorate a mano, ricevendo in cambio il “cuco”, il tradizionale fischietto di terracotta colorata legato alla festa di San Marco e alla Festa dei Cuchi di Canove. Anche la nostra Roberta, ogni anno, prepara con cura le uova colorate da portare lungo il cammino e da scambiare nei momenti di pausa, mantenendo viva una consuetudine semplice ma molto sentita.
Il percorso continua poi verso il Monte Bi, la contrada Rigoni di Sotto e il bosco di Gallio, dove avviene un altro momento simbolico della giornata. Qui i ragazzi ricambiano il dono ricevuto con corone intrecciate di ramoscelli di pino e fiori raccolti lungo il cammino.
Dopo circa tredici ore di marcia, la processione rientra ad Asiago accompagnata dal suono festoso delle campane. L’arrivo al Duomo e la celebrazione conclusiva segnano la fine di una giornata intensa, fatta di fatica, spiritualità e condivisione.
Un modo diverso per conoscere l’Altopiano
La Grande Rogazione permette di osservare l’Altopiano con un ritmo diverso, seguendo i tempi del cammino e delle soste lungo il percorso. Non è necessario essere praticanti per lasciarsi coinvolgere da questo evento: basta avere voglia di camminare, osservare e ascoltare.
Lungo il percorso si attraversano paesaggi che raccontano la storia del territorio, si incontrano persone che tramandano tradizioni antiche e si respira un senso di appartenenza che difficilmente si trova altrove. È un’occasione preziosa per scoprire l’anima più autentica dell’Altopiano di Asiago 7 Comuni.
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Foto di Gigi Abriani



