Il valore delle parole antiche

Quando l’autunno arriva sull’altopiano di Asiago 7 Comuni, la montagna cambia voce. I pascoli ingialliscono, le vacche sono già scese a valle e la malga entra nel suo tempo di memoria. È in questi giorni lenti, tra nebbie e legna che scoppietta nella stufa, che riaffiorano le parole di un tempo: storie, proverbi e detti popolari che raccontano la saggezza di chi ha vissuto la montagna giorno per giorno, stagione dopo stagione.

A ben vedere, i “modi di dire” di montagna nascono dall’osservazione paziente della natura. Gli uomini e le donne che abitavano queste terre non avevano previsioni del tempo, ma conoscevano ogni segnale del bosco, ogni mutamento del vento. Così, per tramandare la loro esperienza, trasformavano la vita quotidiana in parole brevi, precise e spesso poetiche.

Molti di questi detti accompagnavano proprio il passaggio tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, un momento cruciale per chi viveva di pascolo e legna. Alcuni proverbi sono ancora ben vivi nel parlato locale, altri resistono come piccole gemme di saggezza da riscoprire.

I proverbi dell’autunno

segnalibri foglie

“A San Martin, el mosto diventa vin”.

L’11 novembre, giorno di San Martino, segnava la fine dell’anno agricolo. Si spillava il vino nuovo, si chiudevano i campi e si preparava la legna per l’inverno. Il proverbio ricorda la trasformazione: ciò che è stato raccolto durante la stagione calda ora matura e si fa pronto per il nuovo ciclo.

“A Santa Caterina, o neve o freddo o brina”.

Il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, veniva considerato il confine simbolico tra autunno e inverno. Quando arrivava la brina, si sapeva che le giornate miti erano finite. Oggi, il proverbio ci ricorda quanto un tempo la religione popolare e i ritmi naturali fossero intrecciati: le feste dei santi servivano anche a scandire le fasi dell’anno “di lavorazione della terra”.

Far filò, le sere delle storie

caminetto

Con i pascoli silenziosi e la neve in arrivo, l’autunno era la stagione dei racconti. Dopo la transumanza, le famiglie si riunivano nelle stalle o nelle cucine a fare filò, e le parole correvano insieme al crepitio del fuoco.

Si raccontavano le vicende delle anguane, le misteriose donne d’acqua che abitavano le sorgenti, o dei salbanei, piccoli spiriti che aiutavano chi rispettava la natura e si prendevano gioco di chi la sfidava. Storie nate per spiegare l’inspiegabile, ma anche per insegnare il rispetto: per gli alberi, per gli animali, per la montagna stessa.

Una memoria che unisce

autunno in malga

Oggi, quei proverbi e racconti sembrano arrivare da un altro mondo. Eppure conservano un valore profondo. In tempi in cui tutto corre veloce, le parole antiche ci ricordano che la montagna ha bisogno di ascolto e pazienza. Ci invitano a vivere con lentezza, a osservare i segni della natura, a preparare ciò che serve senza sprecare nulla.

In Malga Col del Vento di Cesuna, l’autunno è proprio questo: un momento per fermarsi, guardarsi intorno e ricordare da dove veniamo. Le storie dei saggi, i proverbi, i gesti lenti del pasto sono un patrimonio che vale la pena custodire, perché parlano di equilibrio e di rispetto.

E forse, la prossima volta che la nebbia salirà dai prati e il vento porterà odore di neve, ci tornerà in mente una di quelle frasi semplici, ma vere:

“Ogni stagione la sua fatica, ogni fatica il suo frutto”.

Vi aspettiamo in Malga per assaporare tutto questo.

 

Foto di M. Grotto, e di Ahmed Nishaath, Melanfolia e Stephane Juban su Unsplash

CHIAMA

PORTAMI

BOOKING